Delocalizzare un’azienda conviene ancora o no?

di | Giugno 1, 2022

La delocalizzazione è un fenomeno che riguarda in particolare l’economia dal dopoguerra in poi, anche se esistono casi documentati di imprese che hanno delocalizzato anche in tempi più remoti. Si tratta infatti di un fenomeno che ha permesso, in passato, di passare da un’economia in cui si scambiavano i prodotti localmente ad un’economia basata sugli scambi di prodotti che percorrevano anche migliaia di chilometri prima di giungere a destinazione.

Nei decenni scorsi le imprese italiane hanno deciso di delocalizzare la produzione in particolare nell’est europeo, in Cina e nel sud est asiatico, alla ricerca di costi di produzione e di manodopera inferiori rispetto a quelli italiani. Più recentemente invece, movimenti di imprese italiane si sono indirizzati verso paesi che permettessero risparmi e agevolazioni fiscali.

Chi sono le aziende che sono maggiormente dedite alla delocalizzazione? Si tratta di imprese di grandi dimensioni e appartenenti a gruppi. Nel triennio 2015/2017, per quanto riguarda l’industria, più della metà delle imprese ha dichiarato di aver delocalizzato l’attività principale e più di 2/3 delle attività di supporto. Percentuali che con riferimento ai servizi risultano essere rispettivamente il 35.7% e 97.3%.

Quali sono i vantaggi e i rischi della delocalizzazione?

Il principale motivo per cui un’azienda decide di delocalizzare in un altro paese è la convenienza economica. Il vantaggio economico può essere dato da diverse ragioni: un costo della manodopera più basso, un costo delle materie prime inferiore, costi energetici inferiori e agevolazioni fiscali e burocratiche. In alcune località è addirittura possibile avere a disposizione un cluster di manodopera specializzata, che quindi da un lato permette di ridurre i costi e dell’altro di trovare lavoratori che non devono essere formati ma che fin da subito sanno come operare al meglio. Produrre in determinate aree permette oltretutto di avere a che fare con territori in forte crescita, e di conseguenza uno dei mercati di sbocco delle merci prodotte può essere il mercato locale. Se da un lato i prezzi di vendita possono essere più bassi, dall’altro non si incorrerà in costi logistici per riportare la merce in Italia o negli altri paesi più sviluppati.

Un altro vantaggio può riguardare la possibilità di stabilire partnership con potenziali concorrenti e la possibilità di superare alcune barriere commerciali imposte dagli stati.

Oltre ad innegabili vantaggi, sono presenti anche alcuni svantaggi, di seguito elencati.

Si possono incontrare dei rischi all’interno del paese, cosa che generalmente in paesi più avanzati non si verifica. Un’altra problematica può riguardare i costi logistici, considerato che se l’azienda è italiana e i prodotti vengono venduti in Italia, farli produrli in un paese terzo comporta dei costi che altrimenti non ci sarebbero. Un altro problema riguarda la perdita di controllo della qualità, in particolare della cura e attenzione dei prodotti Made in Italy. C’è poi una problematica che ha meno a che fare con l’impresa e più con il paese nel suo complesso, e cioè la perdita dei posti di lavoro da parte dei dipendenti italiani.

Perché molte aziende non delocalizzano più e anzi riportano la produzione nel luogo d’origine?

I ritmi della delocalizzazione delle imprese stanno diminuendo sia a livello italiano che a livello europeo. Per quanto riguarda le imprese italiane, si è passati dal 13.4% del periodo compreso tra il 2001 e il 2006 e il 3.3% del periodo compreso tra il 2015 e il 2017. Con riferimento agli stessi periodi, le percentuali per le imprese degli stati europei sono passate dal 16% al 3%.

In quali paesi esteri le aziende italiane decidono di investire con l’obiettivo di avere una partnership con un’azienda del luogo? Nel 2015 il principale paese di destinazione degli investimenti italiani all’estero erano gli Stati Uniti, a seguire Francia, Romania, Spagna, Germania, Regno Unito e Cina. Si può quindi notare che nelle prime posizioni sono paesi con un’economia particolarmente avanzata, rispetto a quello che si potrebbe pensare. Le regioni più interessate agli investimenti diretti esteri sono, in ordine: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte. I 2 settori più rappresentati sono quello del commercio (quasi la metà del totale) e quello manifatturiero.

Quali sono le richieste delle imprese per il trasferimento in Italia della produzione? La quasi totalità delle imprese concorda nella necessità di ridurre la pressione fiscale. Altri aspetti particolarmente significativi riguardano un miglioramento delle politiche per il mercato del lavoro e incentivi per l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo.

Il fenomeno che riporta nel luogo d’origine le imprese che in passato avevano delocalizzato è chiamato reshoring. Circa 120 imprese negli ultimi 15 anni hanno deciso di far tornare l’attività principale o alcune attività secondarie nel paese d’origine.

L’epidemia da covid 19 ha incrementato ulteriormente questo fenomeno e sicuramente gli effetti si vedranno nei prossimi anni. Nel 2020 e nel 2021 si sono registrati importanti problematiche per l’importazione di merci dalla Cina, e difficilmente nel 2022 la situazione migliorerà. E’ necessario quindi un ripensamento dell’intera catena logistica.

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