Pignoramento del nullatenente: come procedere?

di | Agosto 30, 2021

Di gente disonesta e furba ce n’è tanta in giro. Per sfuggire ai creditori e non saldare i debiti, molti nascondono i propri beni presso terzi, diventando nullatenenti. Nel linguaggio giuridico, tali persone non possono essere raggiunte dal fisco e pertanto non dovrebbero essere soggette a pignoramento. Si utilizza il condizionale, perché non sempre è così. La legge tutela in qualche modo il creditore prevedendo la possibilità di pignorare altri beni, riconducibili o meno al debitore.

Pignorare un nullatenente: come si può agire?

Di norma, l’art. 2740 del Codice Civile tutela il creditore, rivalendosi su tutti i beni presenti e futuri, mobili ed immobili, di proprietà del debitore pignorandoli. Ma quando si sospetta che quest’ultimo stia facendo il furbetto, sbarazzandosi di tutto ciò che possiede cedendolo a terzi, si può fare riferimento all’art. 2901 del Codice Civile e intraprendere un’azione revocatoria, entro 5 anni dalla data dell’atto con cui è sorto il credito.

Nessuno vive di sola aria, per cui anche il nullatenente dovrà prima o poi trovare i soldi per poter sfamare se stesso ed una eventuale famiglia. Il concetto non fa più riferimento ai senzatetto che vivono in strada e di sola elemosina, nonché dell’assistenza dei volontari, ma a dei soggetti che hanno intestato i propri beni ai familiari o ad un prestanome, per controllare attività economiche e sfuggire ai creditori e alle imposte.

Gli strumenti esistono per poter procedere con un pignoramento del nullatenente, ma richiedono tempistiche molto lunghe e ricerche estenuanti. Bisogna innanzitutto partire dallo stato civile, verificando se sia sposato e se sussista la comunione dei beni. Il creditore, infatti, può procedere con il pignoramento dei beni del coniuge nei limiti del 50%. Bisogna prestare attenzione anche ai piccoli dettagli. Se i due, infatti, dovessero risultare separati, ma vivere allo stesso indirizzo di domiciliazione, potrebbe trattarsi di una simulazione, motivo per cui si rende necessario indagare maggiormente.

Il creditore può tentare di recuperare qualcosa anche attraverso il pignoramento mobiliare. Verrà nominato un ufficiale giudiziario che provvederà al sequestro di eventuali quadri, mobili antichi, argenteria, orologi o altre collezioni di valore. Ovviamente, per poter recuperare una parte del debito bisognerà attendere la vendita degli oggetti recuperati.

Richiedere un certificato storico immobiliare

La richiesta di un certificato storico immobiliare, con un elenco di tutte le donazioni fatte negli ultimi cinque anni sono strumenti utili per poter procedere contro un nullatenente. Nel primo caso, per ottenere il documento ci si deve recare presso l’Ufficio dei registri immobiliari del territorio, Agenzia delle Entrate, e chiedere una misura ipotecaria storica. Se dall’analisi dell’atto dovesse risultare che il debitore ha effettuato una donazione al figlio nell’arco degli ultimi cinque anni, la si può fare revocare, procedendo con il pignoramento del bene.

Attraverso la visura ipotecaria si potrà venire a conoscenza anche di eventuali piccole quote di proprietà di immobili in comunione con altri soggetti.

Controllo dei conti correnti

Diversi nullatenenti, cercano di camuffare la loro condizione circolando con i mezzi pubblici oppure vivendo in affitto. Ma bisogna pur pagare tutto ciò e basta una semplice ricerca telematica per risalire ad eventuali conti correnti, anche co-intestati. In questo caso, qualora dovessero essere depositate somme di importo inferiore o uguale al credito vantato queste verranno bloccate.

Inoltre, ci sono debitori che nascondono il proprio denaro presso banche straniere oppure sfruttano conti online come PayPal. Anche in questo caso si può procedere al pignoramento del nullatenente, richiedendo al presidente del tribunale l’autorizzazione a consultare l’anagrafe dei conti correnti tramite l’ufficiale giudiziario. Allo stesso modo, è possibile agire sulle carte prepagate, anche se prive di IBAN, che sono pignorabili come qualsiasi altro conto corrente.

Stipendio e pensione

Lo stipendio e la pensione sono considerati ricchezza patrimoniale. Pertanto, possono essere anch’essi pignorati ma nei limiti previsti dalla legge. Se vengono accreditati direttamente sul conto corrente ma prima del pignoramento possono essere impugnati solo per l’importo che eccede il triplo del valore dell’assegno sociale. Qualora invece non dovesse essere ancora presente sul conto, allora il creditore può mettere le mani solo su 1/5 della somma.

Per quanto riguarda la pensione, il discorso è diverso e si fa molto più delicato. I limiti accreditata sono quelli previsti dal terzo, quarto, quinto e settimo comma dell’art. 545 c.p.c. e da speciali disposizioni di legge.

Abitazione in affitto

Come è stato accennato in precedenza, molti nullatenenti preferiscono vivere in affitto e camuffare la propria condizione econimica agli occhi di tutti. Anche in questo caso si può procedere, ovviamente non sul bene immobile ma sui mobili. Salvo prove che certifichino il contrario, l’ufficiale giudiziario è autorizzato a presumere che tutti gli arredi e gli oggetti presenti all’interno dell’appartamento siano di proprietà del debitore. Non importa quando tempo sia passato dall’acquisto, né se si tratta di un regalo dei rispettivi genitori. Vanno pignorati e basta.

Sistemi differenti di pignoramento: eredità e morte

L’eventuale eredità del debitore può essere pignorata ai sensi della legge, rivalendosi sulla quota. Tuttavia, per evitare che possa entrare in prescrizione, bisogna aver cura di spedire, almeno una volta ogni cinque anni, una diffida di pagamento. Alcuni rinunciano all’eredità, ma si può contestare questa scelta, impugnare il documento, dimostrando però è stata una mossa compiuta solo per frodare i creditori.

Infine, con la morte del debitore, il creditore può rivalersi nei confronti degli eredi e ottenere la somma dovuta.

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