La differenza tra debito pubblico “buono” e debito pubblico “cattivo”.

di | Marzo 2, 2021

Negli ultimi mesi l’emergenza sociale e la crisi sanitaria hanno presto portato l’economia mondiale, in particolare quella europea, ad una situazione di forte stress. Per fare fronte a tutte le spese dovute a questo evento imprevisto gli Stati sono andati incontro ad un grande indebitamento. Per forza di cose grandi somme sono state stanziate per potenziare il sistema sanitario e per aiutare il più possibile i settori economici maggiormente colpiti. Gli scostamenti di bilancio nel conto Statale sono stati massicci. Non è difficile da intuire come queste transazioni siano avvenute accumulando debito nel conto corrente di tutti gli Stati; chi come l’Italia presentava già una situazione debitoria complicata, adesso si trova in una fase molto delicata. Ma in questa situazione non semplice, i più grandi policy maker del pianeta si sono espressi: l’indebitamento è inevitabile, ma dobbiamo puntare sul debito “buono” non su quello “cattivo”. Cerchiamo di capire cosa significa questo concetto.

Il Processo di indebitamento “cattivo”

Come è ben noto a tutti, il debito che oggi si sta inesorabilmente accumulando, dovrà essere completamente recuperato dalle generazioni future. I giovani d’oggi vedono nei prossimi anni una situazione tutt’altro che rosea, il debito si sta alzando troppo. Ma se questo processo è inevitabile, la crisi è una delle più gravi dal dopoguerra, qualcosa si può ancora fare per tamponare questa situazione.Bisogna fare debito, ma farlo “Buono”. Quando si prendono in prestito risorse il nostro conto corrente cresce, chiaramente ora abbiamo più mezzi da poter utilizzare come meglio crediamo. In contropartita, al crescere del conto corrente le passività nello stato patrimoniale aumentano anch’esse. Questo accade perché chiaramente le risorse prese in prestito dovranno essere restituite con gli interessi, sono debiti. Questa operazione è tra le più classiche dell’economia, già nel medioevo le prime transazioni di credito avveniva con questa logica di fondo. Quando uno Stato si indebita, ovvero quando mette sul mercato titoli di Stato sperando che qualcuno compri, sa che prima o poi dovrà restituire il tutto e con gli interessi. La domanda ora può sorgere spontanea: ma se tutte le operazioni di indebitamento funzionano così, come è possibile distinguere tra un indebitamento positivo e uno negativo? La risposta sta nel come queste risorse prese a prestito vengono utilizzate. I policy maker definisco debito “cattivo” quell’ incremento di risorse preso a prestito e che non genera altro reddito. E’ il debito che viene impiegato in sussidi e bonus per la popolazione. E’ una forma di finanziamento che viene definito immobile; infatti le risorse immesse nell’economia nazionale non sono strutturate per generare altri investimenti, non permettendo quindi lo sviluppo a cascata nel creare nuova ricchezza. Con i sussidi le casse dei cittadini prendono respiro, infatti l’entrata è pressoché diretta con bassi requisiti per l’ottenimento. Come già accennato questo incremento finisce direttamente nelle casse dei cittadini o delle imprese, ma non ha un impatto diretto sull’economia del paese. Aumenta il risparmio ma gli investimenti e le spese nell’economia reale ( in case, negozi, viaggi ecc) non crescono, infatti in un periodo di crisi come questo l’incertezza è troppo alta per portare i consumatori ha grandi esborsi. L’economia non cresce e quindi sarà ancora più difficile ripagare il debito in futuro. In un momento così difficile però è chiaro che uno strumento come quello dei sussidi è indispensabile, le categorie che sono state maggiormente colpite necessitano di aiuti rapidi e concreti. I sussidi sono l’unica via, la cosa fondamentale però è la temporaneità di tali misure. Tali misure devono essere provvisorie, i motivi li sappiamo.

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