La bancarotta fraudolenta: alcuni casi studio

di | Luglio 20, 2021

La bancarotta è un tipico reato della crisi d’impresa consistente in una attività di dissimulazione delle proprie disponibilità economiche reali, oppure di destabilizzazione del proprio patrimonio, diretta a realizzare un’insolvenza, anche apparente, nei confronti dei creditori. La bancarotta può essere propria o impropria, a seconda che il fatto di bancarotta semplice o fraudolenta sia commesso da un imprenditore individuale fallito o da un soggetto diverso dal soggetto sottoposto a liquidazione giudiziale, come, ad esempio, un amministratore, un direttore generale, un sindaco o un liquidatore di una società commerciale. Nel contesto della bancarotta propria devono essere ricondotti anche i fatti commessi dai soci illimitatamente responsabili, in quanto la sentenza dichiarativa del fallimento di una società in nome collettivo, in accomandita semplice ed in accomandita per azioni, produce il fallimento anche dei soci illimitatamente responsabili. Sia i fatti di bancarotta semplice che di bancarotta fraudolenta possono essere commessi su beni o su libri o scritture contabili. Nei primi casi si parla di bancarotta patrimoniale, mentre nell’ultima ipotesi si parla di bancarotta documentale. Il delitto di bancarotta fraudolenta prevede che sia punito con la pena della reclusione da tre a dieci anni, l’imprenditore che, dichiarato in liquidazione giudiziale, abbia distrutto, occultato, dissimulato, distrutto o dissipato in tutto o in parte i suoi beni, ovvero, allo scopo di recare pregiudizio ai creditori, abbia esposto o riconosciuto passività inesistenti, oppure abbia sottratto, distrutto o falsificato, in tutto o in parte, con lo scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o di recare pregiudizi ai creditori, i libri o le altre scritture contabili o li abbia tenuti in guisa da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari. La stessa pena si applica all’imprenditore, dichiarato in liquidazione giudiziale, che, durante la procedura, sottragga, distrugga o falsifichi i libri o le altre scritture contabili.

Il fallimento della Enron

La Enron era una delle più grandi multinazionali degli Stati Uniti, operante nel campo dell’energia. Nel 2001 la Enron improvvisamente fallì. L’avvenimento giunse del tutto inaspettato poiché ufficialmente l’azienda negli ultimi dieci anni aveva avuto una crescita molto rapida, decuplicando il proprio valore e raggiungendo il settimo posto nella classifica delle più importanti multinazionali degli USA. Tuttavia nel giro di pochissimo tempo le azioni Enron, da tutti considerate solidissime, persero tutto il loro valore, passando dalla quotazione di 86 dollari a 26 centesimi, bruciando così circa 130 miliardi di dollari nel giro di tre mesi. L’opinione pubblica pretese chiarimenti, poiché pareva inspiegabile che una multinazionale che aveva un fatturato di circa 130 miliardi di dollari all’anno crollasse così rapidamente senza segnali premonitori. Indagando più a fondo si scoprì che la Enron innanzitutto manteneva alto il livello dei suoi redditi con trucchi contabili, ma anche ottenendo agevolazioni da parte del governo, ottenute in cambio di aiuti nelle campagne elettorali o donazioni a numerosi uomini politici in denaro o in pacchetti azionari. Comportamenti di questo tipo erano adottati a vantaggio di esponenti di entrambi i principali partiti statunitensi. Ad aggravare la situazione contribuì la scoperta della rete di società legate alla Enron che i dirigenti avevano costruito in alcuni paradisi fiscali. Le società erano in totale 881, di cui più di 600 nelle isole Cayman. In questo modo la Enron, teoricamente sottoposta a severi controlli, riuscì ad evadere una parte considerevole delle sue tasse ed a gonfiare i profitti, mantenendo così stabile il valore delle sue azioni anche nei periodi di crisi. Dopo la bancarotta fraudolenta, il Congresso aprì una commissione d’inchiesta e gli amministratori vennero rinviati a giudizio e condannati a pene detentive comprese tra i 18 mesi e i 24 anni. Jeff Skilling, amministratore delegato e regista della colossale truffa finanziaria venne condannato a 24 anni di reclusione, successivamente parzialmente ridotti, mentre Ken Lay, presidente ed amministratore delegato a seguito delle dimissioni di Skilling, morì d’infarto prima della condanna. Gli altri responsabili che collaborarono con la giustizia non riuscirono ad evitare pene comunque severe.

Lele Mora: una storia italiana

Lele Mora è un personaggio noto alle cronache per i numerosi procedimenti giudiziari che l’hanno coinvolto. Era proprietario di un’agenzia di management che spaziava dalla gestione di personaggi di spettacolo alla gestione di sportivi. Dopo che la sua agenzia, la LM Managements, venne dichiarata fallita dal Tribunale di Milano nel giugno del 2010, Lele Mora viene iscritto nel registro degli indagati per bancarotta fraudolenta ed evasione fiscale. I finanzieri contestarono a Mora un’evasione fiscale di 17 milioni di euro, frutto di una serie di false fatture emesse da un imprenditore genovese, il quale, grazie ad alcuni prestanome, avrebbe emesso fatture false per consentire a vari imprenditori, tra cui lo stesso Mora, di ridurre il reddito imponibile delle rispettive società, abbassando quindi l’ammontare delle imposte dovute al Fisco. Secondo gli inquirenti milanesi la LM Management di Mora, tra il 2005 e il 2007, avrebbe evaso 4 milioni di euro. Mora avrebbe poi detratto personalmente circa 8,5 milioni di euro dalle casse della sua società che sarebbero stati trasferiti all’estero e mai rintracciati dai PM che per questo hanno acceso delle rogatorie in Svizzera. Mora ha deciso di patteggiare la condanna a 4 anni e 3 mesi

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