GIG Economy: tutto quello che c’è da sapere

di | 19 Marzo, 2020

La GIG economy non è nuova – le persone hanno sempre fatto dei lavoretti… ma oggi, quando la maggior parte delle persone si riferisce alla “economia dei lavoretti “, parla in particolare di nuovi tipi di lavoro basati sulla tecnologia..

Così, si riferisce al fenomeno della GIG economy, il professor M. Turner, docente alla School of Business dell’Università della California ed ex direttore delle politiche pubbliche della compagnia Airbnb.

Aziende come la stessa Airbnb, Uber, Lyft, Etsy o TaskRabbit non possono fare a meno della GIG economy. Nella pratica esse fungono da mezzo attraverso il quale il lavoratore è collegato – e alla fine pagato dal – consumatore. Queste aziende rendono più facile per i lavoratori trovare un lavoro rapido e temporaneo (un gig, letteralmente un lavoretto), che può includere qualsiasi tipo di lavoro: da un’esibizione musicale alla riparazione di un rubinetto che perde.

Una delle principali differenze tra un gig e gli accordi di lavoro tradizionali, tuttavia, è che un gig è un impegno di lavoro temporaneo e il lavoratore viene pagato solo per quel lavoro specifico.

La GIG economy si basa dunque su contratti di lavoro temporanei e flessibili; le aziende tendono ad assumere appaltatori indipendenti e liberi professionisti anziché impiegati a tempo pieno. Questo fenomeno, sempre più in espansione, mina l’economia tradizionale dei lavoratori a tempo pieno che raramente cambiano posizione e sperano invece in un’ascesa nelle posizioni della stessa azienda.

GIG Economy: non chiamateli lavoretti

Sebbene possa suonare poco familiare, la Gig Economy non è affatto un nuovo concetto, i dati della sua repentina espansione ci giungono da oltre oceano: la quota della forza lavoro americana impiegata nella GIG economy è aumentata dal 10,1 per cento nel 2005 al 15,8 per cento nel 2015. Nel 2016, il 24 per cento degli americani ha dichiarato di aver racimolato somme consistenti dall’”economia della piattaforma digitale”, altro nome con cui spesso viene definita la Gig Economy, durante l’anno precedente (2015) e di conseguenza il numero di lavoratori autonomi è salito di oltre il 19% dal 2005 al 2015, si stima che al termine del 2020 i lavoratori indipendenti americani saranno il 40% della popolazione lavoratrice totale.

E in Italia?

Nel nostro bel paese il freno all’espansione dei gig sono le tutele per i lavoratori. Senza dei veri e propri contratti difficilmente i lavoratori vengono etichettati come dipendenti e con le conseguenti agevolazioni, pensionistiche e sanitarie, del caso. In vista della crescita inevitabile di questa forma di lavoro alternativa i governi nazionali, in primis quello italiano dovranno mettere sul tavolo delle nuove regolamentazioni: nuove leggi che permettano una maggiore tutela per gli smart workers. Al momento in Italia è riconosciuto, e solo dal 2016, il telelavoro.

L’economia delle piattaforme digitali che mina il mercato del lavoro tradizionale

Ci sono diversi motivi dietro al successo di un’economia basata sui lavori a breve termine rispetto al lavoro salariato e dipendente tradizionale. Prima di tutto nell’era digitale, la forza lavoro è sempre più mobile e il lavoro può essere svolto sempre più ovunque, in modo da separare totalmente il lavoro in sé e sede in cui svolgerlo.

Ciò significa che i liberi professionisti possono scegliere tra lavori temporanei e progetti in tutto il mondo, mentre i datori di lavoro possono selezionare le persone migliori per progetti specifici da un pool più ampio di quello disponibile in una determinata area.

La digitalizzazione ha anche contribuito direttamente a una riduzione dei lavori in quanto il software sostituisce alcuni tipi di lavoro per massimizzare l’efficienza nel tempo.

Altre motivazioni includono le pressioni finanziarie sulle imprese che portano queste ultime ad optare per una forza lavoro flessibile e l’ingresso della generazione dei Millennials nel mercato del lavoro.

La realtà attuale è che le persone tendono a cambiare lavoro più volte durante la loro vita lavorativa e l’economia dei lavoretti può essere vista come un’evoluzione di tale tendenza.

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