Il telelavoro riduce la disoccupazione, ma è sostenibile?

di | Marzo 30, 2021

In generale, per definizione, quando parliamo di telelavoro si intendono tutti quei tipi di occupazione che non prevedono una dipendenza stretta con la localizzazione geografica. Non a caso il telelavoro è caratterizzato da flessibilità nell’organizzazione e nello svolgimento del lavoro stesso. Il tutto è possibile solamente grazie all’utilizzo di strumenti informatici, telematici e digitali. È un concetto strettamente legato all’evoluzione delle tecnologie informatiche e quindi in continua evoluzione. Questo sviluppo tecnologico e i nuovi mezzi digitali sono una prerogativa per creare un ambiente di lavoro comunicativo e simile all’ufficio; al contrario il telelavoro risulterebbe molto difficoltoso. Il telelavoro è non una scelta per eliminare gli uffici: esso permette semplicemente di liberare il lavoro dai vincoli spaziali e temporali, per concedere a chi lavora la libertà di dove lavorare. Non si sta parlando di una professione specifica, né di un nuovo impiego: chi telelavora resta comunque un commerciale, o un consulente o qualsiasi altro tipo di professionista; tuttavia, per svolgere i suoi compiti, non dovrà più trovarsi in ufficio per l’orario tipico, perché il suo posto di lavoro sarà localizzabile ovunque ci sia una connessione alla rete aziendale o la possibilità di inviare file e messaggi.

Le diverse tipologie di telelavoro

Ora proveremo a fare un poco di chiarezza sui vari tipi di telelavoro che sono più diffusi in Italia e all’estero. Questo servirà per avere una visione più chiara di cosa significhi telelavoro; infatti la confusione che è emersa, specialmente nell’ultimo periodo, ha creato non poca confusione su questo argomento. Esistono diverse tipologie di telelavoro. Il primo, il più classico, è quello domiciliare: il lavoratore opera a casa sua (domicilio) e comunica costantemente con l’azienda tramite l’invio di files e documenti; è la classica modalità che abbiamo visto durante la pandemia. La remotizzazione è invece un sistema di telelavoro che non presenta in alcun modo un centro di riferimento, tutti i lavoratori si trovano in luoghi diversi e comunicano tra loro. Il sistema diffuso d’azienda invece rappresenta un’evoluzione ancor più estrema della remotizzazione: l’azienda esiste ma è solo ed esclusivamente “virtuale”. La cosa forse più importante del telelavoro sono i suoi vantaggi in termini di costi e occupazione. Esso comporta una maggiore produttività lavorativa (circa il 25% in più). Minori costi del lavoro, con una riduzione delle ore effettivamente spese a lavoro di circa 520 ore a lavoratore. Non è difficile da capire che se il costo del lavoro subisce una riduzione di questa portata, le imprese saranno motivate e influenzate a cercare altri collaboratori. Si riduce così la disoccupazione. Questo può portare poi ad una maggiore soddisfazione il lavoratore, che lavora meno e produce di più; cosi è chiaro come la produttività di un intero sistema paese possa giovare da tale situazione.

Telelavoro e sostenibilità

Uno dei fattori che più convince le aziende nell’adottare il modello di telelavoro è senza dubbio il fattore sostenibilità. Lavorare con più flessibilità, senza l’obbligo di recarsi in un determinato ufficio, riduce chiaramente le emissioni di C02. Meno traffico e congestione sulle strade. Si stima che la riduzione annua di Co2 sia circa di 307 mila tonnellate. Un numero spaventoso ed incoraggiante che ancor di più spinge verso questo modello. Si stima che in Italia i lavoratori, in media giornaliera, si spostino di circa 40km per andare al lavoro. Se si riuscisse a ridurre significativamente questo spostamento, il risparmio in termini di sostenibilità sarebbe molto importante. Un altro aspetto molto importante è la questione dei consumi energetici domestici. Lavorare da casa in pianta stabile di si, comporta un maggior consumo di energia elettrica e per la climatizzazione. In realtà, va anche considerato che durante il giorno il consumo per l’illuminazione non dovrebbe troppo incidere e che la casa sarebbe comunque riscaldata ogni giorno. In ogni caso, lavorando da casa sarà anche più facile gestire al meglio i consumi cercando quindi di risparmiare. Va comunque ricordato che il risparmio derivante dal ridotto utilizzo degli uffici e luoghi di lavoro vari e molto importante. I consigli che spesso si danno in questo caso sono: sfruttare al massimo la luce naturale del sole e non impostare il condizionatore troppo forte (lo stesso per il calorifero).

Una nuova generazione di lavoratori, derivanti dalla rivoluzione del telelavoro in chiave sostenibile, è i cosi detti “nomadi digitali”. Il nomade digitale è colui che ha fatto una scelta lavorativa ben precisa, grazie alle possibilità del telelavoro. Essi sfruttano le nuove tecnologie per poter lavorare da remoto, e allo stesso tempo conducono una vita “nomade”; non sono mai fermi in un posto stabile e cambiano continuamente il loro luogo di lavoro, che sia casa o estero. Principalmente essi sono dei freelance o liberi professionisti, chiaramente non limitati ad aziende con orari e paletti precisi. Possiamo infine dire che il telelavoro ha due importantissime funzionalità: rende il mondo più sostenibile e i lavoratori più felici.

 

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