Economia circolare: cos’è e come funziona

di | 3 Febbraio, 2020

Con la locuzione economia circolare si intende un processo economico di produzione e consumo che, implicando la condivisione, il prestito, il riutilizzo, la riparazione, il ricondizionamento e il riciclo il più a lungo possibile dei materiali e dei prodotti esistenti, fa sì che esso possa autorigenerarsi e garantire pertanto anche la sua eco sostenibilità. Questo concetto risponde al necessario e imprescindibile imperativo di crescita sostenibile, in un quadro in cui le risorse mondiali e l’ambiente sono sottoposti a costanti pressioni da parte di produzione e consumi. Si pensi ad esempio ai più recenti dati sulla produzione di rifiuti in Unione Europea. Secondo i dati Eurostat relativi al 2016, nell’Unione europea si producono ogni anno più di 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti ( di cui 10% di rifiuti urbani) e di essi solo il 47% viene riciclato o compostato.

Ecco perché l’Europa pone tra le sue priorità quella di promuovere la transizione verso un’economia circolare, in alternativa all’attuale modello economico lineare, sistema secondo il quale ha finora funzionato l’economia, basato su un modello “produzione-consumo-smaltimento”, dove ogni prodotto è inesorabilmente destinato ad arrivare al suo “fine vita”. Il modello economico lineare ‘take-make-dispose’ si basa sull’accessibilità di grandi quantità di risorse ed energia ed è sempre meno adatto alla realtà in cui ci troviamo a operare. Andiamo a scoprire come e perché funziona il modello di economia circolare.

Definire l’economia circolare, i suoi punti cardine e i suoi vantaggi

La definizione di economia circolare, che storicamente parlando ha fatto la sua comparsa sulla scena internazionale al World Economic Forum di Davos nel 2014, conquistando l’attenzione di una platea gremita di politici, imprenditori e giornalisti, è diventata nel 2015 la chiave scelta dalla Commissione Europea guidata da Junker per pensare e attuare il rilancio dell’economia del vecchio continente. Da quel momento queste due parole sono entrate a far parte del lessico comune, incentivate dai suddetti dati riguardanti la gestione dei rifiuti in UE. Con riferimento alla definizione data dalla Ellen MacArthur Foundation di Economia Circolare come di quella economia progettata per auto-rigenerarsi, in cui i materiali di origine biologica sono destinati ad essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici devono essere progettati per essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera, è facile stabilirne i punti focali e gli step che la definiscono:

  • Progettazione ecosostenibile dei prodotti dalla fase progettuale al fine vita
  • Modularità, versatilità e adattabilità del prodotto
  • Abbandono delle energie di origine fossile e passaggio a fonti di energia rinnovabile
  • Impiego di materiali indirizzabili a filiere di recupero

Ricordiamo come i processi di estrazione e utilizzo delle materie prime aumentino il consumo di energia e le emissioni di anidride carbonica. Ecco perché un uso più razionale delle materie prime, come previsto dal modello circolare, può contribuire a diminuire le emissioni di CO2 nell’atmosfera.

Come gira l’economia circolare? Ecco alcuni esempi

Già molte aziende si stanno adoperando per attuare un modello di economia circolare, autorigenerante ed ecosostenibile. Ad esempio dal punto di vista organico gli scarti agricoli/alimentari sono una vera miniera d’oro, tutta da sfruttare. Un’azienda lombarda oggi realizza una pelle vegetale, Wineleather, ricavata interamente dalle vinacce esauste; oppure in California, la start-up Oryzatech, sta sperimentando blocchi da costruzione fatti con gli scarti della produzione del riso; NU-OVUM, realizza una bio-plastica che impiega le migliaia di tonnellate di scarti di gusci d’uovo che ogni anno si producono in Italia. Ma gli esempi sono centinaia che fanno capire come sia inevitabilmente necessaria la transizione da un modello lineare a un modello circolare, che nella considerazione di tutte le fasi: dalla progettazione, alla produzione, al consumo, fino alla destinazione a fine vita, sappia cogliere ogni opportunità di minimizzare scarti e perdite, ponendo inoltre le basi per la realizzazione di un nuovo valore sociale e territoriale.

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