Come una crisi bancaria può diventare crisi del debito

di | Aprile 13, 2021

Nell’economia contemporanea, ovvero quella che inizia dal secondo dopo guerra, si sono andate ad identificare tre principali crisi economiche. La crisi del debito, la crisi valutaria e la crisi bancaria. La crisi bancaria avviene quando una o più banche, relativamente grandi all’interno del sistema, passano da essere illiquide (senza risorse a breve per finanziare i propri debiti) a insolventi (senza risorse nemmeno per il lungo termine). Una crisi del debito invece riguarda più in generale le casse dello stato; essa avviene quando l’aumento del valore debitorio nel conto corrente di uno stato è talmente elevato da portare lo stato stesso al default. La crisi valutaria invece avviene quando il tasso di cambio della moneta del paese crolla, la valuta perde drasticamente valore e non è più in grado di stare sul mercato in quanto priva di utilità. Tutte queste crisi sono strettamente legate tra di loro, da una può derivarne un’altra e viceversa. Il legame tra queste crisi può essere molto complicato, ora proveremo a semplificare la relazione tra crisi bancaria e crisi del debito, ovvero quello che avvenne nell’eurozona nel 2011.

Lo Stato fa debito per salvare le banche

La banca va in crisi quando si trova in una situazione di gravissimo squilibrio, spesso di natura irreversibile, dove l’insolvenza generale investe ogni attività dell’istituzione. La principale causa di questa crisi è dovuta alla malagestione della banca, errori gestionali e amministrati dei vertici. Quando una banca si trova in questa situazione, il cosi detto “effetto contagio” è una conseguenza quasi ovvia. Non è una novità di come l’intero sistema bancario mondiale sia estremamente intrecciato e interdipendente. Quando una banca va in default l’effetto a cascata è spesso devastante; tutti i crediti che le altre banche possedevano nei confronti di quella in crisi vengono annullati. Le banche, che contavano su questi crediti per risolvere altri rapporti bancari con altri soggetti, diventano anch’esse insolventi. Questo processo si trasmette in maniera assai veloce e gli effetti sono devastanti. Tutti coloro (imprese, cittadini, istituzioni private ecc.) che avevano posto la loro fiducia finanziaria nella banca si ritrovano a mani vuote. Per evitare questa situazione drammatica non può che intervenire lo Stato. La Banca Centrale dello Stato coinvolto è costretta ad agire. Essa ha il compito di “prestatore di ultima istanza”; questo termine tecnico sta a significare l’intervento estremo delle risorse statali per risolvere l’insolvenza della banca o delle banche. Di fatto lo Stato interviene per proteggere i correntisti, evitando cosi la famosa e tragica “corsa agli sportelli”. E’ chiaro che per fare questo la Banca Centrale genera debito; per reperire tutte le risorse necessarie al salvataggio essa deve vendere obbligazioni (titoli di stato) che dopo un certo periodo di tempo dovrà chiaramente restituire. Più il prestito di ultima istanza è di grandi dimensioni, più il debito nel conto corrente dello Stato sarà alto. È chiaro quindi come, nel tentativo di arginare una crisi bancaria, lo Stato possa andare incontro ad una ancor più grave crisi del debito pubblico.

La crisi del Debito Sovrano nel 2011

L’esempio più lampante, più vicino a noi e più recente di una crisi bancaria che si trasforma in crisi del debito è naturalmente la crisi del debito sovrano che colpi l’Europa nel 2011. Come è ben noto nel 2008 negli USA iniziò la grande crisi finanziaria bancaria; ben presto questa situazione arrivò anche in Europa e le banche iniziarono ad andare in seria difficolta. Come già spiegato precedentemente, la BCE dovette intervenire come prestatore di ultima istanza e diverse banche furono aiutate significativamente. Da questo le casse degli Stati Europei ebbero problemi a finanziare altri deficit, sia ordinari che straordinari, in quanto le risorse impiegate precedentemente furono molto importanti. I principali paesi che si ritrovarono in grave difficoltà furono Grecia, Italia, Irlanda, Spagna e Portogallo. Questa situazione aumentò di gravità quando lo spread sui titoli di Stato (necessari per reperire le risorse poi da utilizzare nel salvataggio delle banche) salì alle stelle; ciò stava a significare che la percezione dell’instabilità statale era sentita da molti, e il default nazionale imminente. Questa idea si diffuse in tutto il mondo e ciò portò ad un’ampia sfiducia in tutto il sistema europeo; in particolare i paesi che già prima delle crisi bancaria del 2008 presentavano una situazione debitoria non facile si ritrovarono in grave crisi, dovendo necessariamente intervenire per salvare il sistema bancario. Per fortuna di tutta l’Europa, in quegli anni i ministri di Bruxelles si accordano per una serie di misure straordinarie; furono salvati gli Stati (Italia compresa) dal tragico default. Attraverso prestiti, con operazioni di ricapitalizzazione di banche e comprando in larga misura i titoli di Stato dei paesi in difficoltà. Inoltre la BCE mise nel sistema bancario grandissime quantità di liquidità a tassi estremamente bassi. Così facendo le banche furono rinvigorite di nuova linfa e ciò permise (solo in parte) un nuovo flusso di prestiti all’interno di tutta l’economia. In questa maniera la crisi del debito fu arginata, seppur con qualche danno ai paesi coinvolti. Questo evento è la dimostrazione perfetta e allo stesso tempo tragica, di come una crisi bancaria possa essere estremamente collegata ad una crisi del debito.

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