L’orientamento agli stakeholder per un’impresa multibusiness

di | Aprile 20, 2021

Quando si parla di impresa multi-business ci si riferisce ad una realtà imprenditoriale che opera in diversi mercati di sbocco, con diversi brand. Questa configurazione porta chiaramente all’impresa una moltitudine di relazioni con vari soggetti. A questa moltitudine l’impresa dovrà approcciarsi secondo modalità ben precise e volute; è una scelta che riguarda i vertici aziendali. Come interagire con tutti i portatori d’interesse, definiti stakeholder, può essere una caratteristica fondamentale e di successo per l’impresa. Dimostrazione di tale presa di coscienza la si trova, per esempio, nei maggior numero di siti web istituzionali, comunicati stampa e dichiarazioni dei vertici aziendali che esplicitano la natura dell’impegno dell’impresa verso i propri portatori di interesse. L’orientamento agli stakeholder è una tendenza che caratterizza il modo con cui un’azienda si approccia e considera le attese di tutti i soggetti differenti dai finanziatori e decide il modo di relazionarsi con gli interlocutori nei differenti business.

Le variabili dell’orientamento agli stakeholder

Come spesso accade nello studio dell’economia aziendale, per capire come un’impresa può approcciarsi agli stakeholder ci si basa su tre variabili fondamentali. Queste variabili possono relazionarsi tra di loro dando vita a diverse sfumature molto differenti fra di loro. Esse sono: il livello di inclusività, il livello di focalizzazione e il livello di coinvolgimento. Entriamo nel dettaglio

  • Il grado di inclusività dell’orientamento agli stakeholder è la prima scelta che l’impresa deve compiere. La limitata disponibilità di risorse che caratterizza ogni azienda comporta la fisiologica impossibilità di assicurare la soddisfazione delle attese di tutti gli stakeholder. Le attese dei differenti soggetti sono spesso in competizione l’una con l’altra e, per tale ragione, un’azienda multi-business deve identificare soggetti a cui deve prestare prioritaria attenzione. Un orientamento agli stakeholder sarà quindi tanto più inclusivo quanto più ampio e esteso sarà l’insieme degli interlocutori di cui cerca di assicurare un adeguato bilanciamento delle attese. Tra le varie metodologie per determinare questo insieme, di particolare efficacia è quello che identifica gli stakeholder prioritari fissando l’attenzione su tre variabili: la forza detenuta, definita come la capacità di uno stakeholder di obbligare l’azienda a realizzare qualcosa che in altre circostanze non avrebbe fatto; la legittimità, cioè la percezione secondo cui determinate azioni sono desiderabili, proprie e appropriate all’interno di un sistema sociale di norme, valori e credenze; l’urgenza , ossia il grado con cui gli stakeholder esigono un’attenzione immediata alle proprie esigenze.
  • Il grado di focalizzazione, ovvero l’attenzione con la quale l’impresa si approccia alle tematiche con gli stakeholder. La tecnica più utilizzata è l’analisi di “materialità”. Questa analisi prende in considerazione la rilevanza attribuita ai vari temi da due soggetti: da una parte, gli stessi stakeholder ; dall’altra, l’impresa e i suoi obiettivi. La matrice di materialità permette il posizionamento degli eventuali temi oggetto della relazione con gli stakeholder e ottenere così un’indicazione sul grado di priorità attribuibile a ogni singolo tema. Si troveranno cosi temi importanti per gli stakeholder ma non per l’impresa, o viceversa. E’ chiaro come l’attenzione vada posta sulle tematiche identificato come fondamentali per entrambi.
  • La terza dimensione è il grado di intensità. Ci sono cinque principali logiche che possono governare in un’azienda multi-business la relazione con i propri interlocutori. Dalla meno “intensa” alla più “coinvolgente”: restare passivi, informare sulle varie attività svolte dall’impresa, consultare periodicamente gli stakeholder, coinvolgere attivamente tutti i portatori d’interesse e infine collaborare con loro per una relazione proattiva nel business.

Queste sono le tre variabili; non è difficile da intuire come è praticamente impossibile trovare un’impresa che si collochi chiaramente e schematicamente all’interno di questo sistema. Le sfumature sono innumerevoli e assai differenti.

L’importanza dell’assetto proprietario

L’orientamento verso gli stakeholder discende in larga parte dal profilo dei vertici aziendali dell’impresa. Con particolare riferimento all’A.D. è possibile che si verifichino differenti situazioni:

Per esempio un A.D. che opera con l’esclusivo obiettivo di massimizzazione del ritorno economico per gli azionisti, colloca per forza di cose l’orientamento agli stakeholder al limite del rispetto delle normative così da contenere i costi. Un A.D. che, seppur adottando la logica della massimizzazione del valore per gli azionisti e investitori, è particolarmente attento ai rischi aziendali ed è quindi focalizzato sull’assicurare un livello di adeguatezza alle normative vigenti che permetta di non incorrere in azioni sanzionatorie o in crisi reputazionali, promosse dagli azionisti stessi. Al contrario un A.D. sensibile alle attese sociali e ambientali degli stakeholder, che promuove il lavoro di chi nell’organizzazione si fa più direttamente carico della gestione degli aspetti sociali e ambientali (tipicamente il sustainability manager) e politiche sociali e ambientali e che ritiene necessario assicurare un impatto positivo dell’azienda sui portatori d’interesse. Infine un A.D. che considera un intenso orientamento alle attese degli stakeholder come una potenziale importante leva per il vantaggio competitivo, per cui presta attenzione alla sistematicità al soddisfacimento delle attese sociali e ambientali e anche allo sviluppo di business molto legati ai connotati da forti contenuti sociali e ambientali.

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