Pensione, quali sono i trattamenti e le possibilità quando si termina di lavorare

di | Gennaio 4, 2022

La pensione è il traguardo a fine carriera che si raggiunge dopo aver versato i contributi. Una condizione che segue le leggi vigenti italiane e che può trovare anche dei miglioramenti/cambiamenti lungo il suo percorso.

Di solito, la contribuzione richiesta è non inferiore a 20 anni. Vediamo insieme quali sono i trattamenti e le varie possibilità da scegliere.

Che cos’è la pensione di vecchiaia

La pensione di vecchiaia è la soluzione classica con il raggiungimento di 20 anni di contributi e un requisito anagrafico fisso. Per ora l’età pensionabile è pari a 67 anni per tutte le categorie di lavoro e di appartenenza (uomo o donna, non ci sono distinzioni).

Il sistema della pensione prevede alcuni elementi di stabilizzazione che vengono introdotti appositamente. Infatti, le trasformazioni demografiche in atto sono molte e seguono l’invecchiamento progressivo della popolazione. La speranza di vita si è allungata, così come lo stile di vita di ogni persona: per questo motivo la soglia anagrafica aumenta man mano e viene modificata per legge.

Non sempre, la quota delle pensione di vecchiaia è alta e sarebbe bene pensare a questo aspetto sin da giovani.

Per mantenere uno stile di vita adeguato e avere un capitale a disposizione, la pensione integrativa è la soluzione ottimale da prendere in considerazione.

Pensione, le caratteristiche e le leggi vigenti

A partire dal 2019 l’adeguamento demografico viene svolto ogni due anni, questo significa che la nuova modalità è previsto per il biennio 2021-2022. Come accennato, oggi il requisito anagrafico per accedere alla pensione di vecchiaia è 67 anni, ma potrebbe cambiare e aumentare in base ai dati che indicano le prospettive di vita.

I contributi, al contrario, seguono un percorso differente chiedendo di arrivare sino a 20 anni di versamento. La contribuzione è valevole ad ogni titolo di accreditamento a favore del soggetto interessato, ovvero lavoro – volontari e figurativi.

Ci sono delle eccezioni? In alcuni casi si dovrà attendere sino al compimento dei 71 anni (salvo modifiche), ovvero:

  • Tutti i lavoratori che non raggiungono i 20 anni di contributi, all’età di 71 anni potranno richiedere la pensione di vecchiaia contributiva;
  • Tutti i lavoratori che hanno versato il primo contributo successivamente alla riforma Dini (dal 1° gennaio 1996). La richiesta è la maturazione di una pensione di 1,5 volte l’assegno sociale. Se i requisiti non sono presenti, non si potrà ottenere la pensione se non dopo i 71 anni di età;
  • Tutte le persone che hanno maturato un minimo di 15 anni di anzianità contributiva al 31 dicembre 1992. La legge Monti-Fornero ha parificato i requisiti anagrafici con i “puri”, tenendo conto di tutte le deroghe definite all’interno della circolare INPS 16/2013;
  • Tutti i lavoratori che svolgono delle mansioni gravose e che sono individuate come da legge vigente. In questo caso alcuni soggetti possono andare in pensione al raggiungimento dei 66 anni e 7 mesi di età, con il raggiungimento di 30 anni di contributi.

In linea generale, la pensione di vecchiaia ha un decorso certo dal primo mese successivo a quello dell’età pensionabile. Questi sono tutti aspetti che devono essere considerati prima di andare in pensione, con un controllo dei contributi versati e delle documentazioni rilasciate all’INPS.

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