TeleTrade: Nuove realtà imprenditoriali – PMI innovative

di | Giugno 18, 2021

Prima di capire cosa sono le PMI innovative, partiamo dalla definizione delle PMI (Piccole e Medie Imprese). Rientrano in questa categoria, tutte quelle realtà imprenditoriali dai 10 a 249 dipendenti le quali generano un fatturato annuo non superiore ai 50 milioni di euro o un totale di bilancio annuo minore o uguale di 43 milioni di euro; esse con il 41% dell’intero fatturato prodotto in Italia e del 33% di tutti gli occupati del settore privato, rappresentano la fetta più consistente dell’intero sistema industriale italiano.

All’interno di questa macro area aziendale, sono presenti le PMI innovative, le quali dal 2015 hanno avuto un loro riconoscimento all’interno dell’ordinamento italiano in materia aziendale. In pratica, con la legge 24 marzo n.33 el 2015, più nota come “Investment Compact”, del Governo Renzi, sono stati estesi anche a questa particolare categoria i benefici riconosciuti alle startup innovative; ed a tal riguardo entrambe le categorie sono censite dal Ministero della Sviluppo Economico (MISE).

Dopo una prima distinzione tra PMI classiche ed innovative, ora approfondiamo le caratteristiche principali affinché una neo azienda possa essere annoverata nella galassia delle PMI innovative. Per prima cosa, esse devono sempre rientrare in quelle realtà imprenditoriali dai 10 ai 249 dipendenti, ma a differenza delle PMI classiche, devono avere degli input innovativi in termini di competenze interne, processi o prodotti; inoltre non devono essere quotate in un mercato regolamentato, devono avere sede in Italia, e devono soddisfare almeno due dei seguenti requisiti:

  • il volume di spesa in ricerca, sviluppo e innovazione deve essere uguale o superiore al 3% della maggiore entità fra costo e valore totale della produzione;
  • la forza lavoro complessiva è costituita per almeno 1/5 da dottorandi, dottori di ricerca o ricercatori, oppure per almeno 1/3 da soci o collaboratori a qualsiasi titolo in possesso di laurea magistrale;
  • l’impresa è titolare, depositaria o licenziataria di un brevetto registrato (privativa industriale) oppure è titolare di un programma per elaboratore un originario registrato.

Spesso si fa confusione tra PMI innovative e Startup innovative; anzi in molti casi molti credono che una PMI innovativa ed una Startup innovativa siano la stessa cosa, ma per la giurisdizione italiana non è assolutamente cosi sia per i fini fiscali e sia per i relativi controlli da parte dell’Agenzia dell’Entrata; quindi è opportuno definire le caratteristiche precise affinché un’azienda sia annoverata come Startup innovativa.

La definizione di startup innovativa è entrata di fatto nell’ordinamento italiano con l’introduzione del D.L. n.179/2012 (Decreto Crescita bis). Le caratteristiche che definiscono questa particolare persona giuridica sono le seguenti:

  • sono state fondate da meno di un quinquennio;
  • hanno headquarters in Italia o in uno stato UE, con almeno una sede operativa sul territorio nazionale italiano;
  • la produzione di valore su base annua deve essere inferiore a 5 milioni di euro;
  • il loro core business è incentrato sull’ideazione, la produzione e la vendita di prodotti o servizi innovativi altamente tecnologici.

In aggiunta, devono detenere almeno uno di questi requisiti:

  • investire almeno il 15% del loro fatturato in ricerca e innovazione;
  • almeno un terzo dei dipendenti deve aver conseguito un dottorato di ricerca o, in alternativa, i due terzi devono aver conseguito un ciclo di laurea magistrale;
  • sono titolari, depositari o licenziatari di almeno un brevetto industriale.

A differenza di altre tipologie di società, le PMI innovative possono accedere a diversi vantaggi; in particolare possono usufruire di inventivi ed agevolazioni fiscali, scadenza ritardata dei termini utili per la copertura delle perdite, possibilità remunerative dei dipendenti tramite strumenti di raccolta di capitale partecipativi quali campagne di equity crowdfunding, puntualizza l’analista Finanziario di TeleTrade Giancarlo Della Pietà.

La lunga fase di recessione dell’economia ha colpito pesantemente tutti i settori di attività, producendo un forte incremento della disoccupazione e minando la fiducia degli imprenditori e dei cittadini. Ancora oggi, la crisi dei debiti sovrani di alcuni paesi dell’Unione monetaria e le fasi di “lockdown” dovute al COVID-19, stanno minando l’effettiva possibilità di ripresa in tempi brevi. In particolare, interi settori hanno subito danni a causa della riduzione della domanda alla quale si è associata anche una crescente difficoltà da parte delle imprese di ottenere risorse per nuovi investimenti. In controtendenza, rispetto agli altri settori, la crisi da pandemia non ha fermato la capacità di avviare imprese innovative, anzi secondo gli ultimi report pubblicati da Infocamere e da Confindustria, nel 2020 si sono registrate quasi 1800 nuove start-up innovative e circa 230 nuove PMI innovative, per un totale di oltre 2000 nuove aziende ICT, contro le 1700 del 2019; un incremento del 18% è un dato di rilievo, con 5 punti percentuali al di sopra della media rappresentata dagli altri settori.

Analizzando più a fondo la situazione in Italia su base regionale, è la Lombardia ad assumere la leadership come numero di nuove PMI innovative negli ultimi 12 mesi, (oltre il 26% del totale) a seguire, il Lazio con 65, l’Emilia Romagna con 57, la Campania con 52, la Toscana con 38 e il Veneto con 36. Sul fronte più specifico delle realtà di provincia, invece, il maggior numero di “nuove PMI Innovative” è a Milano, con 122 società iscritte nell’ultimo anno (+54% rispetto alla scorsa rilevazione), seguita da Roma con 58 società iscritte (+100%) e a seguire Napoli con 26 (+86%).

Mentre, in riferimento alle caratteristiche demografiche il data base del MISE mette in evidenza che oltre l’80% delle nuove PMI è composto in prevalenza da uomini adulti e per lo più di nazionalità italiana.

Lo scenario futuro dell’assetto industriale italiano potrebbe subire profondi cambiamenti nel momento in cui ci sarà un maggiore interesse da parte di nuovi imprenditori verso le PMI innovative, in particolare potrebbero delinearsi i seguenti scenari:

Ridimensionamento ed eterogeneizzazione delle aziende: questo scenario è perfettamente in linea con la struttura stessa del tessuto imprenditoriale italiano, caratterizzato da una costellazione di piccole e medie imprese in nome della snellezza strutturale e della valorizzazione delle individualità che vi operano;

  • una nuova linfa alle imprese locali votate al territorio.
  • Forte impulso alla messa in atto consapevole delle nuove frontiere dello smart working.
  • Una rinata “resilienza socio-economica” dell’Italia come riprova della sua atavica capacità di dare il meglio nelle condizioni più difficili, come almeno dal dopoguerra insegna l’ascesa del “Made in Italy” come esempio di eccellenza nel mondo.

        

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Analista di TeleTrade Giancarlo Della Pietà

Esperienza nel trading: dal 2006

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