L’acronimo PIR, sta per Piani Individuali di Risparmio e indica una forma d’investimento che, a partire dal gennaio 2016, è stata introdotta in Italia per aumentare gli investimenti nelle aziende italiane con l’obiettivo di indirizzare il risparmio verso le piccole e medie imprese con il risultato di stimolare l’economia nazionale.
Il sistema dei P.I.R. era stato già collaudato e provato in altri Paesi europei, come Francia e Regno Unito.
In pratica, i P.I.R. sono contenitori giuridici che appaiono sotto diverse conformazioni come ad esempio fondi, conti titoli, gestioni patrimoniali e contengono diversi prodotti finanziari come azioni, obbligazioni, Etf, depositi e conti correnti ma devono sottostare nella composizione dei portafogli, a diverse limitazioni imposte dalla legge.
I P.I.R. sono un fenomeno commercialmente molto rilevante destinato alle sole persone fisiche per gli investimenti effettuati fuori dall’esercizio di impresa pertanto è impossibile stipulare P.I.R. aziendali.
In momenti di stress finanziario del mercato è fondamentale assicurare una certa diversificazione geografica al proprio portafoglio d’investimento tuttavia i Piani Individuali di Risparmio presentano elevati costi di gestione, anomali rispetto ai fondi tradizionali e tali da assorbire con certezza parte del (potenziale) guadagno legato all’esenzione fiscale, che costituisce innegabilmente il principale beneficio dei P.I.R.
Come detto, uno dei maggiori benefit dei P.I.R è l’accesso ad importanti esenzioni fiscali. Innanzitutto non si paga il 26% di imposta sul capital gain (l’aumento del valore di un’attività patrimoniale) inoltre, i redditi da capitale e i rendimenti vengono esentati da imposte nel caso in cui l’investimento viene mantenuto per più di 5 anni.
I Pir sono inoltre esenti dall’imposta di successione, agevolazione rivolta esclusivamente ai titoli di debito pubblico e alle polizze vita.
Tutta l’Europa mette a disposizione, come dicevamo, strumenti simili ai P.I.R ma solo in Italia lo sconto fiscale si applica a condizione che i risparmi vengano investiti con tali margini ristretti.
Elenchiamo alcune delle caratteristiche dei P.I.R che è necessario conoscere per approcciare a questo tipo di investimento:
Già dal 2019 erano state introdotte importanti novità sui P.I.R: a differenza di quelli vecchi i nuovi prodotti dovevano obbligatoriamente investire il 3,5% del 21% extra FTSE Mib in strumenti finanziari di piccole e medie imprese mentre un altro 3,5% doveva essere destinato a quote o azioni di fondi di venture capital investiti in aziende che rispondono ai criteri di cui sopra.
Eppure il mese di maggio 2019 ha visto i principali Piani Individuali di Risparmio azionari italiani registrare un calo da inizio anno del -10,6% e un rendimento medio rispetto al giorno precedente di circa -2,61%.
Perciò a partire da gennaio 2020 sono stati introdotti nuovi vincoli mentre alcuni di quelli introdotti l’anno precedente sono stati modificati.
Nel 2020 ci sarà l’obbligo di investire il 5% del 70% del valore complessivo in strumenti finanziari di imprese diverse da quelle inserite nei panieri FTSEMib annullando così l’imposizione di investire un 3,5% del patrimonio anche in quote o azioni di fondi di venture capital.
Infine sempre nel 2020 verrà concesso alle Casse Previdenziali e ai fondi di investimento di detenere più di un PIR, pur rimanendo all’interno del 10% del patrimonio.
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