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04:39 - 08 febbraio 2012


Auto: crollo a luglio. "Servono nuovi incentivi"

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È l'appello rivolto al governo dal presidente di Federauto, Pavan Bernacchi, che ha commentato i dati ufficiosi vendite, calate del 26%. A rischio 45mila posti di lavoro

Mentre il mondo politico, industriale e sindacale si arrovella sul futuro dell'auto in Italia, il mercato boccheggia. Lo rileva il presidente dell'associazione dei concessionari Federauto, Filippo Pavan Bernacchi, commentando in anticipo di alcune ore sui dati ufficiali i risultati di luglio, che avrebbe registrato un calo del 26%, con poco più di 150mila auto nuove vendute. E la perdita più vistosa toccherebbe proprio la Fiat.

Un dato allarmante, che spinge Pavan Bernacchi a rivolgere un appello al premier, Silvio Berlusconi. "Servirebbe che il Presidente del Consiglio prendesse in mano la situazione - dice - Un altro ghe pensi mi", che vada nella direzione di un rinnovo dei bonus pluriennali e degli incentivi per svecchiare il parco macchine rimasto, premiando le auto a basso impatto ambientale, in particolare quelle alimentate a GPL e metano.

Pavan Bernacchi sollecita anche altre misure, come il riallineamento al livello degli altri Paesi europei della tassazione sulle vetture aziendali. "C'e' una differenza enorme a nostro sfavore e le poche aziende che potrebbero acquistare auto, veicoli commerciali e industriali, sono costrette a mantenere i propri parchi, anche obsoleti, non sicuri e inquinanti", spiega.

Secondo l'associazione, il trend post-incentivi può ormai dirsi consolidato. Lo Stato si avvia a introitare circa due miliardi di imposte a vario titolo in meno, mentre la galassia dei concessionari si vedrà costretta a incidere sui costi del personale, licenziando circa 15mila dipendenti, "cui se ne aggiungerebbero almeno almeno 30mila dell'indotto".

Infine, secondo Pavan Bernacchi bene fa la Fiat a voler mantenere la produzione in Italia, ma "serve un atteggiamento totalmente diverso di certi sindacati". "In questo momento produrre in Europa non conviene più - precisa il presidente di Federauto - Vogliamo rendercene conto e tornare a competere sul mercato del lavoro internazionale? Continuando così avremmo dei bei contratti ma, purtroppo, pochissimi ne potranno godere perché disoccupati.

L'esempio virtuoso, più volte citato dai giornali in questi ultimi giorni, è quello degli operai della Chrysler negli Stati Uniti, dove l'ad Fiat, Sergio Marchionne, ha appena ricevuto i complimenti del presidente Barack Obama per come sta gestendo l'uscita dalla crisi in cui era caduta la terza casa automobilistica del Paese. Ma le differenze fra il sistema industriale statunitense e quello italiano ed europeo non sono poche, e neppure sconosciute. Anche volendo riunire le due sponde dell'Atlantico sotto le insegne del "facciamo come gli americani", occorrerebbero tempo e molta buona volontà. Intanto, però, si vendono sempre meno auto.

19:08 - 01 agosto 2010