Saldi al via, negozianti poco fiduciosi
I dati di una ricerca Fismo-Confesercenti dimostrano che 8 commercianti su 10 non nutrono molte attese dalle vendite promozionali. Gli italiani spendono sempre meno per vestirsi
La stagione estiva dei saldi bussa ormai alle porte, ma l'atmosfera non è di quelle che precedono un periodo di attimi affari. Almeno non dal punto di vista dei commercianti, una cui ampia maggioranza crede sempre meno di riuscire a raddrizzare il proprio bilancio annuale grazie alle vendite sotto costo.I calendari approvati a livello regionale vedranno come sempre Napoli fra le prime grandi città ad iniziare i saldi venerdì 2 luglio. Il 3 sarà la volta di Roma, Milano e Torino, seguite il 7 da Bologna, il 9 da Genova e il 10 da Firenze e Palermo. L'ultima a esporre i cartellini con le percentuali di sconto sarà Venezia, a partire da sabato 17 luglio. I saldi si concluderanno ovunque fra la fine di agosto e la metà di settembre.
Un recente studio condotto dalla Fismo-Confesercenti tra i propri iscritti ha però messo in luce un atteggiamento di crescente sfiducia fra gli addetti del settore, che nel primo semestre di quest'anno hanno già dovuto fronteggiare cali nelle vendite compresi fra il 15 e il 20%. Rispetto all'anno scorso, la percentuale di quanti non vedono buone prospettive di utili durante i saldi è salito all'80%, mentre nel 2009 il campione risultava esattamente spaccato a metà. Un dato preoccupante, anche alla luce dell'incidenza assunto in questi anni dalle vendite promozionali sul fatturato complessivo, giunta a rappresentare il 26% del totale per gli esercizi commerciali che operano nel settore dell'abbigliamento e delle calzature.
A mutare l'atteggiamento dell'italiano medio verso l'arte del ben vestire ha contribuito certamente la crisi economica, che ha depresso i consumi a partire - per forza di cose - dai generi voluttuari. Un'indagine condotta dall'istituto demoscopico Swg ha rilevato tuttavia che ben l'81% degli intervistati tiene ancora molto o abbastanza al proprio "look", ma dalla metà degli anni Ottanta è in corso un lento mutamento nelle abitudini di spesa dei nostri connazionali.
La quota dedicata al vestire si è ridotta dal 10% del 1986 all'8% del 2004, calando ulteriormente al 6% quest'anno. E se all'alba del nuovo millennio l'Italia contendeva al Giappone la palma di Paese più attento al look, ora l'incidenza del guardaroba sul bilancio familiare ci rende più simili alle parche genti scandinave e in genere alle popolazioni del Nord Europa. Alle quali, visto il clima, un golf a collo alto e un piumino risolvono ogni problema di vestiario da settembre a maggio.
15:06 - 28 giugno 2010
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