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23:06 - 18 maggio 2012


Per le ecomafie non esiste crisi

Discarica

È di 20,5 miliardi il fatturato annuo della criminalità organizzata in campo ambientale nel nostro Paese. Che si conferma il secondo mercato illegale più importante al mondo. I dati del Rapporto Ecomafie 2010 di Legambiente

È un'industria che non conosce crisi, quella delle ecomafie in Italia. Il suo fatturato annuo è rimasto sostanzialmente stabile nel 2009, malgrado i rovesci delle Borse, il tracollo dell'euro e le tempeste sui fondi sovrani. Ammonta infatti a 20,5 miliardi il giro d'affari di mafia, camorra, ‘ndrangheta e altri sodalizi criminali nel nostro Paese, come si evince dal Rapporto Ecomafie 2010, redatto come ogni anno da Legambiente e presentato a Roma.

Lo studio, pubblicato da Edizioni Ambiente e accompagnato da scritti di Roberto Saviano e del procuratore antimafia Pietro Grasso, rappresenta uno spaccato attendibile di una realtà assai complessa da fotografare nei dettagli, pur avvalendosi - come fa Legambiente - dei dati ufficiali raccolti dalle forze dell'ordine direttamente sul territorio. Anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha voluto esprimere apprezzamento per il lavoro svolto dai compilatori del Rapporto, inviando una lettera all'associazione ambientalista in cui auspica un'azione di contrasto alle ecomafie sempre più incisiva.

Il nostro Paese si conferma dunque secondo mercato illegale più importante dopo gli Usa, prima di Giappone e Cina, con oltre 28.500 illeciti ambientali accertati nel 2009, in aumento del 9,8% circa rispetto a un anno prima. L'intensificata azione di contrasto posta in essere dalle forze dell'ordine ha comunque consentito di accrescere del 43% il numero degli arresti (passati da 221 a 316) e dell'11% i sequestri (che hanno superato i 10.500).

Sono in crescita le infrazioni scoperte nell'ambito del ciclo del trattamento dei rifiuti, uno dei terreni sui quali ha più prosperato in passato l'economia criminale, mentre risulta stabile e sempre in grado di condizionare l'economia sana la presenza delle organizzazioni malavitose nel ciclo del cemento-calcestruzzo, che reca con sé il rischio sempre presente di costruzioni che si sfarinano alla prima scossa sismica, come si è dolorosamente accertato anche di recente. La Campania si conferma la regione con il maggior numero di infrazioni riscontrate (il 17% del totale) ma cresce in maniera preoccupante l'incidenza del Lazio - passato di colpo dal quinto al secondo posto - e della Calabria.

Non solo rifiuti e calcestruzzo. Anche il traffico di animali, talvolta collegato a caccia e bracconaggio, altre al lucroso affare delle scommesse clandestine legate alle corse dei cavalli o ai combattimenti fra cani, risulta in crescita preoccupante, con un +58% di reati accertati ai danni della fauna. Secondo le stime approntate dalla Lega antivivisezione, il giro d'affari in questo caso si aggirerebbe sui 3 miliardi di euro l'anno. Da non sottovalutare è poi il giro di denaro sporco attivato dall'abusivismo edilizio. Che, segnala ancora il Rapporto di Legambiente, ha scoperto un modo apparentemente legale di riciclare parte dei proventi illeciti: costruire e gestire direttamente (spesso tramite dei prestanome) lucrose attività commerciali, dal semplice negozio al dettaglio al grande centro commerciale.

20:06 - 04 giugno 2010