A Obama l'interruttore di Internet?
Secondo l'Internet Kill Switch, una proposta di legge già passata al vaglio della Commissione per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, il presidente potrà oscurare il Web fino a un massimo di 120 giorni
Sta facendo discutere negli Stati Uniti l'idea di consegnare nelle mani di Barack Obama le "chiavi" di Internet. La Commissione per la sicurezza nazionale ha infatti da poco approvato, su proposta del senatore democratico Joe Lieberman, una proposta di legge che darà al presidente la facoltà di "spegnere" il Web in caso di grave minaccia alla sicurezza degli Usa, anche se tale attacco provenisse dall'esterno. Inizialmente prevista su un tempo più lungo, la durata di tale facoltà è stata poi portata a un massimo di 120 giorni, comunque un periodo rilevante.
I media americani hanno subito ribattezzato l'Internet Kill Switch come Kill Bill (da to kill, uccidere e bill, legge), facendo diretto riferimento alla celebre pellicola di Quentin Tarantino, regista che non ci va certo leggero quando si tratta di allestire scene truculente. E tale evidentemente risulterebbe ad alcuni commentatori il panorama delle libertà che verrebbe a crearsi se la legge - come pare probabile - fosse approvata in via definitiva.
La mobilitazione delle associazioni dei diritti civili e quelle che si battono per la libertà d'espressione in Rete è stata immediata. Come potrebbero costoro vedere di buon occhio la possibilità, attribuita a un solo uomo (sia pure il presidente degli Usa), di oscurare per mesi la famosa "nuvoletta" del Web? Sull'altro piatto della bilancia pesa però l'influenza del senatore Lieberman, titolare di buoni rapporti anche con influenti politici repubblicani, e soprattutto il recente monito lanciato dal direttore della Cia, Leon Panetta, il quale ha indicato proprio nel cyber-terrorismo la minaccia al momento più incombente sugli Stati Uniti.
A portare l'attenzione della sicurezza nazionale sulle violazioni dell'etere digitale sono stati del resto i numerosi attacchi portati in questi mesi a società e istituzioni strategiche, dalla forzatura dei database di Google in Cina, fino alla recente appropriazione da parte di un gruppo di hacker delle email di decine di migliaia di utenti del nuovo Apple iPad custodite dall'azienda telefonica AT&T, fra le quali, si dice, quelle di importanti funzionari dello Stato e persino quella del sindaco di New York, Michael Bloomberg.
Oltre al fronte politico, c'è anche quello meramente tecnologico, che contesta la possibilità pratica di chiudere semplicemente i canali attraverso i quali viaggiano le informazioni da e per gli Stati Uniti, senza provocare gravissimi danni all'intera comunità che vive e opera sul World Wide Web. Fra questi, l'autorevole columnist di Wired, Michael Wolff, che ha giudicato semplicemente impossibile che ciò accada, data la natura strettamente interconnessa della Rete e la sua struttura polverizzata. Wolff attribuisce la responsabilità di quello che è portato a considerare una tempesta in un bicchier d'acqua (non fosse per le gravi implicazioni che ciò implica sul fronte della libertà costituzionali) allo stesso Lieberman, di cui sono messe in luce le scarse nozioni di informatica. Il senatore democratico 68enne ribatte tuttavia che "spegnere" Internet in caso di assoluto bisogno è possibile, tanto che la Cina sarebbe già in grado di farlo, in caso di "cyber-guerra". Già, la Cina, non propriamente un modello da seguire in tema di libertà civili e d'espressione.
12:06 - 30 giugno 2010
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