Grecia. Merkel dice "Non sarà una nuova Lehman"
Angela Merkel
Il cancelliere tedesco ha promesso 8,4 miliardi per il 2010 e aiuti anche per il 2011 e 2012. Ma intanto Standard & Poor's taglia il rating alla Spagna, dopo Grecia e Portogallo
Alla fine una riluttante Angela Merkel, alle prese con pressanti scadenze elettorali interne (a maggio si vota nel Land strategico del Nord Reno-Vestfalia) ha finalmente sciolto le riserve sugli aiuti alla Grecia, ma intanto le Borse mondiali (e quelle europee in particolare) avevano bruciato decine di miliardi di capitalizzazione. "Non possiamo permettere che la Grecia diventi una nuova Lehman", ha detto il cancelliere tedesco, riferendosi a uno dei crac più clamorosi che hanno dato la stura alla crisi mondiale.Questa mattina Milano e le altre piazze europee risultano in recupero (vedi), ma l'instabilità continua a caratterizzare i mercati. Dopo aver declassato Grecia e Portogallo, ieri l'agenzia di rating Standard & Poor's ha abbassato ad AA anche il giudizio sulla Spagna, gettando ulteriore benzina sul fuoco. Il ministro dell'economia iberico, José Manuel Campa, ha tuttavia tenuto a precisare che ciò non comporterà effetti sulla manovra di riduzione del deficit, che il governo di Zapatero intende riportare al 3% entro il 2013 dall'attuale 11,2, uno dei più alti dell'Eurozona.
Nell'incontro avuto ieri con il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, e quello del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss Kahn, la signora Merkel ha sbloccato 8,4 miliardi di euro a favore della Grecia, che vanno così ad aggiungersi ai 5,5 mld messi a disposizione dall'Italia. Il cancelliere tedesco ha aggiunto che il suo Paese è pronto ad approvare altri aiuti per il 2011 e 2012 ma senza specificarne l'ammontare. Entro lunedì, dopo il dibattito parlamentare - ha precisato il ministro delle Finanze Wolfgang Schauble - il provvedimento dovrebbe essere pronto per l'approvazione. Intanto, ad Atene proseguono i lavori della Commissione Ue, del Fondo monetario internazionale e della Banca centrale europea per mettere a punto i dettagli del piano di aiuti.
Dal canto suo, il governo di George Papandreou si trova a fronteggiare una situazione interna dominata dal malcontento delle organizzazioni sindacali, pur di orientamento socialista come l'attuale esecutivo. Il ministro del Lavoro Andreas Loverdos ha respinto ieri la richiesta di tagliare i salari, avanzata da Ue e Fmi. Papandreou incontrerà oggi i sindacati e le principali parti sociali precisare il suo programma di riforme, destinato a produrre i propri effetti nei prossimi tre anni, così come richiesto dai partner europei.
Secondo alcuni analisti, tuttavia, i recenti sviluppi della crisi greca e l'incerta risposta della Ue hanno minato l'intero impianto che si regge sull'euro (che in questi giorni si è ulteriormente indebolito rispetto al dollaro) facendo di fatto lievitare di molte decine di miliardi la cifra necessaria per tamponare il buco apertosi nei conti di Atene. Ma ciò che più conta è che la fiducia nell'euro dei cittadini del vecchio continente ha toccato uno dei suoi punti più bassi da quando la moneta unica è stata adottata, come hanno dimostrato i sondaggi condotti in questi giorni in Germania, dove alcuni auspicano ormai senza mezzi termini un ritorno del marco.
12:04 - 29 aprile 2010
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