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21:11 - 18 maggio 2012


Grecia in crisi: S&P taglia il rating

George Papaconstantinou

George Papaconstantinou

L'agenzia internazionale ha ridotto a livello "junk", spazzatura, i titoli del debito pubblico dopo le speculazioni che li hanno resi inappetibili. Anche il Portogallo viene declassato. Il 10 maggio nuovo vertice Ue

È una giornata tremenda che viene dopo altre avare di risultati positivi, quella che ha vissuto la Grecia dopo la notizia, fornita alla stampa dallo stesso ministro delle Finanze, George Papaconstantinou, che il Paese non riesce più a collocare i titoli destinati a finanziare l'enorme debito pubblico accumulato da Atene. Negli ultimi giorni, infatti, gli speculatori si sono accaniti sui bond greci, rendendoli non più appetibili per il mercato. Lo spread fra i decennali emessi dal governo di Atene e quelli tedeschi ha infatti raggiunto e superato i 700 punti base, il massimo da 12 anni a questa parte. Come conseguenza, la Borsa di Atene è crollata, lasciando sul tappeto fino al 7%.

E non è neppure finita qui. L'agenzia di rating internazionale Standard & Poor's ha infatti declassato a livello di "spazzatura" (junk) il credito di cui gode il Paese mediterraneo, aprendo una pericolosa finestra sul baratro. La situazione si farebbe ancora più tesa e forse insostenibile se anche gli altri istituti di rating riconosciuti dovessero prendere la stessa decisione. S&P è intervenuta pure sul rating del credito sovrano del Portogallo, riducendolo da A+/A-1 ad A-/A-2, con outlook negativo.

Senza troppi riguardi, Papaconstantinou ha fatto del suo meglio per rassicurare l'opinione pubblica interna e internazionale, chiamando direttamente in causa l'Unione europea, rea a suo avviso di non tenere un atteggiamento univocamente incline al soccorso, benché tale orientamento fosse stato adottato ufficialmente da tutti i Paesi dell'Eurozona appena quindici giorni fa.

È noto infatti che la Germania tende a frenare, preoccupata degli sviluppi che un potenziale tracollo greco potrebbe comportare per il resto dell'Unione. Di parere opposto Paesi come l'Italia, che invece vedono nel soccorso all'agonizzante finanza ellenica non solo un dovere legato alla comune appartenenza europea ma anche la garanzia che, se la crisi dovesse estendersi come un contagio ad altri Stati, Bruxelles reagirebbe compatta. È altresì noto che alcuni analisti di scuola britannica hanno individuato - con spregevole neologismo - nei Paesi "PIIGS" (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Portogallo) il ventre molle economico del vecchio continente.

Per contrastare la speculazione internazionale in atto e trovare conferme a una strategia comune sul caso greco, gli Stati aderenti all'euro hanno deciso di convocare un nuovo vertice internazionale straordinario per il 10 maggio, il giorno dopo le elezioni regionali del Land Nord Reno-Vestfalia. È infatti opinione di molti commentatori che proprio le esigenze della campagna elettorale stiano spingendo il cancelliere federale Angela Merkel e le segreterie dei partiti tedeschi a mostrarsi particolarmente intransigenti con la Grecia, pur di non apparire deboli sul fronte interno.

A gettare acqua sul fuoco è intervenuto il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, che è tornato a rassicurare tutti su un possibile "default" dell'economia greca o di qualunque altro Paese dell'Eurozona. "Ne ho già parlato pubblicamente, per me la questione non esiste", ha tagliato corto.

19:04 - 27 aprile 2010