Google porta il Web in Tv
Il motore di ricerca ha stretto un accordo con la rete satellitare americana Dish Network. Grazie ad Android e YouTube si punta a mandare in soffitta la vecchia televisione
Google ha stretto un accordo con l’operatore satellitare statunitense Dish Network per portare Internet in Tv. L’azienda di Mountain View vuole entrare nei campo dei set-top box collegati al Web grazie all'interfaccia Android (già presente sui cellulari). L'obiettivo è ampliare e rafforzare il business degli annunci pubblicitari legati alla programmazione televisiva.Google punta a creare un nuovo standard nel campo dei decoder per la tv digitale grazie soprattutto a YouTube, la miglior plancia di lancio per la confluenza televisione-Internet che si potrebbe immaginare. A gennaio, il Ceo di Google, Eric Schmidt, aveva dichiarato: "Per noi ha senso che gli utenti utilizzino il sistema operativo Android anche su decoder per la tv", aggiungendo che "Google non è intenzionata a produrre l’hardware. Per questo abbiamo sottoposto l’idea ai nostri partner".
L’idea di appoggiarsi a Dish Network, già presente nelle case di 14 milioni di utenti negli Usa, sembra dunque dettata dall’esperienza acquisita da questa società nel settore. Precedenti tentativi di portare l’Internet in Tv erano falliti sia perché richiedevano agli utenti l’acquisto di un decoder specifico, sia perché non assistiti da un'interfaccia conosciuta, come è invece Android.
In Italia, dall'inizio dell'anno Telecom ha cominciato a commercializzare CuboVision, un decoder multimediale in tutto simile nel concetto a quello che metterà a punto Google negli Usa. La società telefonica italiana punta, senza fretta, a conquistare una posizione di rilievo in quello che si annuncia come il futuro dell'intrattenimento casalingo, oltre il digitale terrestre: la convergenza in un unico "device" di contenuti televisivi, cinematografici e Web, così da mandare definitivamente in soffitta il concetto di Tv, così come lo abbiamo conosciuto negli ultimi decenni.
Bisognerà tuttavia attendere che il cosiddetto "digital divide" - ovvero l'aggiornamento tecnologico delle infrastrutture di rete, indispensabile per sostenere la diffusione dell'Internet superveloce - si colmi. Il che, richiederà anni. Ecco perché il Cubo non ha fretta di crescere.
18:03 - 10 marzo 2010
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