Google lascia la Cina per Hong Kong
Il lungo braccio di ferro che da mesi oppone il motore di ricerca al governo di Pechino apre un nuovo capitolo. Da alcune ore il traffico diretto su Google China viene reindirizzato sulla ex città franca
Il lungo braccio di ferro che vede opposto il motore di ricerca Google al governo cinese ha vissuto in queste ore un nuovo capitolo. Forse l'ultimo. Da alcune ore, infatti, le ricerche effettuate su Google China vengono automaticamente reindirizzate attraverso una pagina di redirect verso Google Hong Kong. I vertici di Mountain View, che ne hanno dato annuncio sul blog ufficiale della casa, ritengono in questo modo di poter continuare a offrire i loro servizi agli utenti cinesi, aggirando la censura che il governo di Pechino ritiene invece parte irrinunciabile dell'accordo siglato a sua tempo con il motore di ricerca.Fallito ogni tentativo di mediazione e portati i rapporti fra Stati Uniti e Cina a livelli di tensione come non si vedeva da tempo, il rapporto fra Google e Pechino pare dunque destinato a interrompersi, perché il governo cinese potrebbe "staccare la spina" in qualunque momento, ritenendo violato il patto che era alla base della presenza di Google sul territorio cinese.
Per il momento, comunque, l'escamotage del "redirect" funziona, garantendo ricerche prive di censura e l'accesso agli altri servizi offerti dal motore di ricerca, come ad esempio la preziosissima Gmail, utilizzata da molti dissidenti per comunicare con l'esterno. Google ha tuttavia avvertito i propri utenti di Hong Kong che per effetto del traffico "importato" saranno possibili, almeno inizialmente, rallentamenti del servizio.
Ma la vera incognita rimane la contromossa che ora spetta a Pechino. Una decisione delicata, sia per le implicazioni di politica internazionale che potrebbe attivare, sia per i rilevanti investimenti che la web economy sta attuando nel Paese asiatico e che - seguendo l'esempio di Google - potrebbero essere dirottati altrove. Anche se - occorre notare - fino a questo momento tutte le numerose società informatiche presenti in Cina (a partire da Microsoft) non hanno mostrato alcun entusiasmo per il fronte dei diritti civili aperto dal motore di ricerca.
Lo scorso 13 gennaio Google aveva pubblicamente denunciato attacchi sospetti da parte di hacker ai propri database contenenti dati sensibili sugli utenti di Google China. In seguito a ciò, era giunta la decisione di togliere ogni filtro alle ricerche, rendendole libere. Ciò aveva provocato le proteste ufficiali del governo e l'inizio del braccio di ferro che oggi pare giunto allo show down.
13:03 - 23 marzo 2010
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