Marchionne: "Gli incentivi prima o poi devono finire"
Sergio Marchionne
L'Ad del gruppo Fiat ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano La Stampa, nella quale fissa alcuni paletti e chiarisce la posizione del Lingotto. Per Termini, dialogo aperto, ma la fabbrica chiuderà
Inevitabilmente al centro dei destini industriali del Paese, la Fiat rivendica con orgoglio gli obiettivi raggiunti negli ultimi anni e fissa i paletti della strategia che impegnerà il gruppo nei prossimi mesi. L'obiettivo è aumentare la produzione di auto in Italia da 650 a 900mila entro il 2012, come stabilito nel piano presentato al governo prima di Natale, ma occorre ripensare globalmente il posizionamento del gruppo nel tessuto industriale del Paese, perché ciò è imposto dalla dinamica mondiale del mercato automobilistico, alle prese con una crisi profonda.È questo in sintesi il Marchionne-pensiero, esposto in una lunga intervista rilasciata a Mario Calabresi, direttore del quotidiano La Stampa in edicola oggi. L'amministratore delegato del Lingotto elenca con orgoglio i risultati raggiunti sotto la sua direzione e anche in precedenza, ricordando come il gruppo impieghi oggi 12mila lavoratori in più di quanti ne avesse nel 2004. Ma sulle scelte fatte non si torna indietro, a partire dalla dismissione dello stabilimento di Termini Imerese, che Marchionne ribadisce, pur dichiarandosi disposto a valutare ogni soluzione possibile con governo e sindacati.
Il governo deve però prendere decisioni, avverte il manager italo-canadese, a partire dal prolungamento o meno degli incentivi all'acquisto. "Gli incentivi sono una misura temporanea - dice Marchionne - Erano stati decisi per traghettare l'industria dell'auto fuori dalla grande crisi. Capisco che prima o poi debbano essere eliminati." E aggiunge: "Protrarli troppo a lungo sarebbe un danno che pagheremmo con minori vendite nei prossimi anni. Fisiologico che si vada verso una normalizzazione del mercato". Parole che riecheggiano le dichiarazioni rese ieri dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola.
Sul futuro dello stabilimento siciliano, Marchionne ripete nell'intervista quando va dicendo da mesi, e cioè che la fabbrica è inserita in un contesto industriale reso inadatto dalla competizione internazionale e pertanto non potrà essere mantenuto in attività. "Ma siamo pronti a fare la nostra parte, insieme al governo e ai sindacati, per ridurre al minimo l'impatto sociale", dice l'Ad Fiat, che aggiunge, facendo un parallelo fra sistema Usa e Italia: "Negli Usa l'azienda che taglia non ha una responsabilità civile e collettiva, qui sì. Ma non si può puntare il dito solo verso di noi: sindacati e governo devono fare la loro parte."
Marchionne si toglie qualche sassolino dalle scarpe solo quando rivendica maggior apprezzamento per la scelta strategica di riportare in Italia (a Pomigliano d'Arco) dalla Polonia la produzione della Panda ("Tornare dall'Est europeo all'Italia è qualcosa di storico, che non fa nessuno, andrebbe apprezzato") e quando ricorda il salvataggio della Bertone, con i suoi 1.100 dipendenti. E il futuro? Naturalmente si intreccia ai destini della Chrysler, alle sinergie che ciò comporterà, allo sbarco della 500 negli Usa a fine anno e più in generale al clima di collaborazione fra i manager italiani e quelli a stelle e strisce che - conclude Marchionne - sta facendo crescere "una nuova classe dirigente".
C'è solo spazio per una battuta sui rapporti fra i vulcanico manager, che privilegia da sempre il maglione a girocollo al classico abbinamento giacca-cravatta, e gli azionisti del Lingotto. "C'è una collaborazione stretta e continua, soprattutto con John Elkann - dice Marchionne - Penso siano soddisfatti di quello che la squadra sta facendo". Ecco, il gioco di squadra. Mai prima d'ora uno stile personale si era riflesso altrettanto bene in un preciso modus operandi. Una lezione che Marchionne ricorda spesso, avendola appresa nei lunghi anni trascorsi all'estero e durante le sue frequentazioni internazionali. Ma in Italia le cose vanno diversamente. E l'Ad della Fiat ne è ormai pienamente consapevole.
12:02 - 04 febbraio 2010
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INDICI
| Indici | |||
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| Indice | Valore | Var % | |
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TITOLI
| Titolo | Var % |
|---|---|
| Ciccolella | +9,41 |
| Aicon | +7,84 |
| MID Industry Capital | +7,41 |
| Bolzoni | +6,62 |
| Renault | +5,68 |
| Unilever | +4,47 |
| Bioera | +4,01 |
| Nice | +3,94 |
| Damiani | +3,82 |
| Mediacontech | +3,69 |
| Neurosoft | -9,00 |
| Snia | -8,01 |
| Montefibre rnc | -7,56 |
| Cell Therapeutics | -6,61 |
| Mondo He | -6,05 |
| Cad It | -5,82 |
| Chl | -5,49 |
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