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22:46 - 04 febbraio 2012


Termini Imerese: una città in sciopero

Lavoratori Termini Imerese

Secondo i sindacati dell'impianto Fiat, l'adesione alla protesta è stata totale. Smentite le voci di un possibile interessamento da parte di un costruttore cinese

Si sono rapidamente sgonfiate le prospettive di un possibile interessamento da parte di un gruppo automobilistico cinese all'acquisto della Fiat di Termini Imerese, la fabbrica da tempo in lotta per scongiurare la fine della produzione di automobili minacciata dal Lingotto a partire dal 2011.

L'ipotesi di un subentro della Chery Automobile, valutata positivamente in un primo tempo dal ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha perso di consistenza dopo le parole del presidente, Yin Tongyue, il quale ha detto di aver appreso dalla stampa dell'interesse della sua casa automobilistica per lo stabilimento siciliano. Tongyue ha tuttavia confermato l'intenzione del gruppo cinese di impiantare o rilevare ben 15 fabbriche fuori dei confini nazionali, eventualmente anche "acquisendo impianti esistenti", senza tuttavia mai citare espressamente quello di Termini Imerese.

La "soluzione cinese" sarebbe comunque avversata dagli operai siciliani, che sono tornati nuovamente a scioperare contro l'ipotesi di dismissione assieme ai lavoratori delle aziende dell'indotto e agli studenti, incassando la solidarietà di buona parte della cittadinanza. Erano in diecimila - secondo le cifre fornite dai sindacati - a percorrere le vie del centro, prima di ritrovarsi nella piazza principale, dove il segretario della Fiom, Roberto Mastrosimone, ha ribadito la contrarietà dei lavoratori ad altre soluzioni. "Qui c'è la Fiat - ha detto Mastrosimone - e qui si producono auto italiane". Alle preoccupazioni degli operai della Fiat - circa 1.400 persone - si somma quella delle aziende dell'indotto, ferme da giorni come lo stabilimento principale. I loro nomi sono Lear, Ergom, BM Sub e danno lavoro ad altre 600 persone circa.

Le critiche dei sindacati erano rivolte anche al governo, accusato di scarsa capacità di iniziativa di fronte ai piani di ristrutturazione del Lingotto. Marchionne ha infatti ribadito la disponibilità del gruppo a valutare ogni soluzione per salvaguardare l'occupazione ma non sembra intenzionato a ritornare sul destino di Termini Imerese. Scajola, in attesa della presentazione ufficiale del piano industriale in programma la prossima settimana, è tornato a sollecitare il gruppo torinese ad aumentare la produzione di auto in Italia, allineandosi alla concorrenza tedesca e francese.

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