Piano Fiat: stop dell'auto a Termini dal 2012. Nuova Panda a Pomigliano
Sergio Marchionne
L'Ad Sergio Marchionne ha confermato l'orientamento del Lingotto. Protestano lavoratori e sindacati. Nei prossimi tre anni ristrutturazione nello stabilimento campano
L'amministratore delegato del gruppo Fiat, Sergio Marchionne, ha illustrato ieri pomeriggio a Palazzo Chigi (assente il premier Berlusconi in convalescenza) il piano industriale della casa automobilistica. Sono andate deluse in particolare le aspettative dei lavoratori della Fiat di Termini Imerese, che speravano in un ripensamento dei vertici del Lingotto circa l'annunciata cessazione della produzione di auto a partire dal 2012 nello stabilimento siciliano, nel quale trovano impiego oggi 1.400 dipendenti diretti, cui si aggiungono 600 lavoratori dell'indotto.Nel piano Fiat, Termini Imerese rimane destinato alla "riconversione" a partire dal 2012. La produzione delle Lancia Ypsilon proseguirà dunque per tutto il 2011, poi occorrerà trovare delle alternative. Ma, ad oggi, va detto che non esiste nulla di concreto all'orizzonte. Marchionne, come aveva già fatto, ha ribadito tuttavia di essere "totalmente disponibile ad aiutare e sostenere proposte di riconversione che dovessero arrivare dalla Regione, da altre istituzioni o da privati". Il manager non esclude neppure di cedere l'intero stabilimento ad altri player che ne facessero richiesta. Nei giorni scorsi si era parlato sia di un possibile interessamento (poi smentito) di una casa automobilistica cinese, la Chery, sia di contatti separati in corso con le indiane Tata e Mahindra & Mahindra. Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola - presente all'incontro - ha preannunciato l'apertura di un tavolo con tutte le parti interessate (Fiat, Regione Sicilia e sindacati) per valutare il futuro dell'impianto, mentre i sindacati hanno bocciato senza appello l'ipotesi riconversione, determinati a difendere l'attuale assetto.
Nei prossimi mesi, il gruppo torinese intende aumentare il volume della produzione nazionale dalle attuali 650mila a 800-900 mila vetture (riportandolo di fatto sui valori pre-crisi). In prospettiva, c'è il trasferimento dalla Polonia a Pomigliano d'Arco della futura Panda nell'arco del prossimo triennio. In tal modo lo stabilimento campano diventerebbe il secondo per importanza dopo Mirafiori, fra i sei attualmente presenti nel nostro Paese (gli altri sono Cassino, Melfi, Val di Sangro - dove di produce il Ducato - e appunto Termini Imerese). Ma il prezzo da pagare sarà una profonda revisione di tempi e metodi di lavoro, che implicherà l'adozione di un piano di riqualificazione dei dipendenti da 40 milioni di euro e soprattutto l'introduzione di nuova flessibilità, letta dai sindacati come la richiesta di ulteriori sacrifici.
Sul versante finanziario, Marchionne ha annunciato investimenti per 8 miliardi di euro, di cui 5 in Italia, comprendenti il lancio di 17 nuovi modelli e il restyling di altri 13. Nel 2010 vedranno la luce il rinnovato Fiat Doblò, la nuova Alfa Romeo Giulietta e un Suv di derivazione Chrysler, seguiti nel 2011 da due modelli importanti per il mercato domestico come Panda e Ypsilon. Ma l'impressione è che ormai i destini del Lingotto siano inestricabilmente legati a quelli della casa americana, il cui piano di sviluppo - dopo le anticipazioni fornite all'inizio di novembre - verrà svelato da Marchionne in primavera. Solo allora si comprenderanno anche le reali prospettive degli stabilimenti italiani, stante il fatto che l'Ad italo-canadese ha fissato in 5,5 milioni di vetture annue l'obiettivo praticabile della nuova alleanza, con Fiat più concentrata sui segmenti A, B e C del mercato e Chrysler intenta ad aggredire la fascia alta con modelli di lusso, diffondendo anche in Europa il marchio Jeep.
L'Ad Fiat non ha mancato di sottolineare il diverso approccio assunto di fronte alla crisi da parte di un Paese come gli Stati Uniti - che hanno deciso rapidamente di riscrivere i propri fondamentali in campo automobilistico - e quello degli Stati europei, i quali invece non hanno neppure cominciato a riflettere sul problema dei problemi, ovvero l'eccesso produttivo che genera continue distorsioni nel mercato.
A nome del governo, il ministro Scajola ha apprezzato l'annuncio dell'aumento della produzione interna, ritenendo che tale mossa vada nella direzione auspicata dall'esecutivo, ma rimane contrario all'abbandono di Termini Imerese. I sindacati, per bocca dei rispettivi leader, paiono decisi a non mollare sul futuro dello stabilimento siciliano. Cgil, Cisl eUil si mostrano inoltre scettici sulle reali capacità del mercato - almeno nei prossimi mesi, probabilmente per tutto il 2010 - di assorbire un incremento significativo della produzione quale quello prospettato da Marchionne, ricordando come ciò significherebbe comunque un ritorno a quote di produzione già toccate dal gruppo torinese prima della crisi. Preoccupano inoltre le modalità di ristrutturazione dell'impianto di Pomigliano. Anche per questo motivo, la protesta degli operai giunti ieri fin sotto le finestre di Palazzo Chigi, sarà probabilmente destinata a riproporsi in tutta la sua drammaticità nei prossimi mesi.
13:12 - 23 dicembre 2009
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