Microsoft e Yahoo: matrimonio (d'interesse)
Nell'aria da giorni, l'accordo fra i due colossi del digitale, che tuttavia non se la passano bene in questo periodo, è cosa fatta. Integrazione sui servizi pubblicitari. Bing motore di riferimento
Se dall'unione di due debolezze contingenti, può nascere un nuovo colosso digitale, allora l'accordo fra Microsoft e Yahoo! potrà dare buoni frutti. E Google, il motore di ricerca che oggi guarda tutti i concorrenti dall'alto di una quota pari al 65% del mercato, è avvisato.Quello che i rumors avevano indicato come uno scenario probabile solo pochi giorni fa, quando Microsoft aveva reso noti i dati disastrosi dell'ultimo trimestre fiscale, è diventato realtà: il colosso fondato da Bill Gates lega per i prossimi dieci anni i propri destini Web al secondo motore di ricerca più diffuso al mondo, al termine di un lungo iter fatto di schermaglie, annunci di acquisizioni e sostanziali nulla di fatto, durato anni. Questa volta, però, il ceo di Redmont, Steve Ballmer, e la neo-ceo di Yahoo!, Carol Bartz (nominata a gennaio), hanno trovato - come si dice in questi casi - la quadra. Un accordo che somma due momenti difficili (Microsoft ha già licenziato 5.000 persone e annunciato pesanti ristrutturazioni; Yahoo! ha messo in conto ad aprile un taglio del 5% dei suoi 13.500 addetti) ma proprio per questo guarda al futuro.
E nel futuro delle due società c'è innanzitutto un obiettivo: contrastare Google. Per questo Microsoft ha lanciato Bing, il nuovo motore di ricerca che ora, grazie all'accordo appena siglato, sfrutterà tecnologia e know-how di Yahoo!. Il motore di ricerca, che vanta una lunga esperienza anche nelle tecniche di pubblicità ad-sense, potrà giovarsi delle sinergie con il colosso di Redmond, realizzando - queste sono le previsioni - 500 milioni di dollari l'anno, cui si aggiungeranno 200 milioni di risparmi sui costi.
La "torta" dei motori di ricerca risulta al momento così composta: 65% a Google; 19,5% a Yahoo! e 8,4% a Bing (erede di Msn). L'alleanza strategica fra Microsoft e la società californiana di Sunnyvale vale dunque in partenza circa il 28% del totale. Una quota in grado di impensierire il board di Google ma non solo, dal momento che l'alleanza dovrà passare al vaglio del Dipartimento di Giustizia americano, preoccupato per la riduzione degli spazi di libertà che la concentrazione in atto determina. In pratica, se prima il mondo dei motori di ricerca era sostanzialmente diviso fra tre player principali, da domani il numero dei contendenti si ridurrà a due soli.
Ora forse si comprenderanno meglio i motivi che hanno spinto Bill Gates ad annunciare di voler chiudere la propria pagina su facebook: ufficialmente perché gli portava via troppo tempo rispondere alle migliaia di richieste di amicizia. In realtà - potrebbe pensare qualche maligno - perché il buon Bill ("pensionato baby" dal 2008 con cariche solo onorifiche nella società che ha fondato quasi 35 anni fa), rimane pur sempre il primo azionista della Microsoft. E nei prossimi mesi avrà molto da chattare per convincere i suoi fan a "scaricare" Google e puntare tutto sulla nuova creatura.
Ma ora si comprende anche meglio la mossa che Google ha appena compiuto, annunciando la nascita nel 2010 di un nuovo sistema operativo - Google Chrome OS - che punta a rintuzzare l'offensiva del gigante di Redmond, portando la battaglia sul terreno ad esso apparentemente più favorevole. Insomma, qui non si scherza. Sono bit, ma pesano come cazzotti veri.
17:07 - 29 luglio 2009
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